Il governo, nostro padre apprensivo

di Alejandro Nanni, studente
(10.10.2020)

Ma avrà fine questo atteggiamento che ha preso il governo – rilanciato anche da sindaci e presidenti di regione – da padre apprensivo? Avrà fine o è destinato, come pare in questi giorni, a diventare stabile e inoppugnabile? Lui sa cos’è meglio per noi, e ora il nostro babbo ci toglie la paghetta se non indossiamo la mascherina.

Non si sente più neppure il bisogno di motivazioni valide, di argomenti razionali: i poteri assoluti del re sono stati estesi per un tempo ancora più lungo. Il cittadino, considerato incapace di provvedere a se stesso, viene privato della possibilità di decidere come comportarsi, di esercitare la sua responsabilità soggettiva, trattato come un criminale se rivendica il diritto di capire e di scegliere quale sia l’atteggiamento più responsabile da prendere, umiliato come un bambino stupido da punire se non obbedisce. E se non concordi sulle norme sovranamente calate dall’alto, se eserciti il diritto di critica sei tacciato di essere depensante.

Probabilmente non ci sarà una seconda quarantena; persino Conte pare rendersi conto di quanto sarebbe disastrosa per l’Italia. Persino Conte pare capire che la gerarchia delle emergenze, in questa fase, è un’altra: si sono accorti che esiste – se non la scuola, se non la stessa vita – almeno l’economia.
Ma la cosa che più ci rattrista è la rassegnazione preventiva: si sente gente affermare che sarebbe contenta di tornare in quarantena se è “per il bene di tutti”. Ma cos’è questo bene di tutti? Sembra qualcosa di definito, preciso, unico e indiscutibile. Deleghiamo il governo a scegliere qual è il bene di tutti?