Disagio e rabbia: la voce degli studenti

di Noemi Scarantino
(13.6.2020)

[Una studentessa del Dipartimento di Scienze Umanistiche (Disum) dell’Università di Catania testimonia il doloroso e profondo disagio che lei e molti suoi colleghi stanno vivendo. Non è anche questo un grave rischio per la salute dei nostri studenti?]

Trovo davvero inaccettabile il trattamento riservato all’Università e la scarsa considerazione che l’Italia dimostra di avere nei riguardi dell’istruzione, della ricerca e della cultura in generale.

La situazione ha ormai cominciato a generare rabbia in me e molti altri studenti con cui sono in contatto, poiché oltre a privarci della vita universitaria, dello studio vero e del rapporto con i docenti, sta anche aprendo le porte ad altre situazioni di disagio.

Io e molti colleghi ci troviamo a vivere in province molto lontane da Catania e questo ci impedisce di poter partecipare anche ai piccoli tentativi di relazione, dacché i mezzi di trasporto rendono difficili e faticosi gli spostamenti che nella vita normale sono invece molto efficienti.

Inoltre, l’ostinata chiusura prolungata non soltanto ha costretto molti di noi a dover abbandonare gli alloggi catanesi ma anche ci impedisce adesso la possibilità di trovarne dei nuovi, poiché non ci è possibile né spostarci facilmente per gli eventuali incontri né tantomeno dare certezze agli affittuari.
Molti studenti appassionati e impegnati si ritrovano dunque a dover attendere l’utopia di un ritorno a settembre accumulando intanto disagio psicologico e sensazione di incompletezza e precarietà nell’approccio allo studio, che solitamente viene affrontato proficuamente in Biblioteca, in gruppo e, in generale, in contesti di relazione amichevole e confronto professionale.