Non è così bello e stimolante

di M. G.
(1.6.2020)

Sono la mamma di una bambina di sette anni, che frequenta la seconda elementare: sono impiegata nell’ufficio di un’azienda, so usare un pc e ne possiedo due (uno privato e uno aziendale), a casa abbiamo la fibra. È questa, incredibilmente, una situazione ottimale rispetto a tante altre. Inoltre, al momento della chiusura delle scuole, stavo trascorrendo a casa gli ultimi mesi di maternità.

La mia bambina ha affrontato con una forza ed uno spirito di adattamento incredibili questa situazione nuova e complessa fatta dapprima di schede da stampare, completare ed incollare sul quaderno, che però nessun insegnante vedeva e valutava, poi di esercizi di ripasso sul quaderno o sul libro che, di nuovo, nessuno poteva vedere, correggere, apprezzare, valutare. Sono quindi iniziati brevi video di spiegazione di nuovi argomenti: 5-7 minuti in media, alle volte 3 minuti, alle volte 11.

I video sono rassicuranti: si sente la voce della maestra, si vedono i libri in versione digitale; alcune maestre fanno lo sforzo di mostrarsi in video, rimanendo presenti nel piccolo riquadro in basso a destra del monitor. Ci sono gli esercizi interattivi, le lezioni da ricopiare sui quaderni, le verifiche da eseguire online e spedire via mail.

E poi c’è l’entusiasmo per la scuola e tutte quelle bellissime cose nuove da imparare. Entusiasmo che, dopo poche settimane, inizia a venire pian piano meno. Nei video, le voci delle maestre guidano i bambini alla scoperta di qualcosa di nuovo ogni giorno ma la mia è una bambina di sette anni che, come i suoi compagni, ama la scuola, ama viverla, ama stare in classe e alzare la mano per intervenire mentre la maestra spiega. E chiedere alla mamma non è così bello e stimolante. Allora cambia qualcosa: ricopiare le lezioni sul quaderno non è più così entusiasmante e anche le video-lezioni perdono un bel po’ di fascino.

Per fortuna arrivano le video-conferenze: così vediamo le maestre, alcuni compagni (5 o 6 bambini per volta), apri e chiudi il microfono, “mamma, faccio io!”, “mamma è stato bello, quando lo rifacciamo?”. Però vedo l’entusiasmo diminuire lo stesso poco alla volta ogni giorno.

Ecco, il computer rimane sempre una bella novità e allora mi accorgo che se mi allontano lei si sente grande: completa gli esercizi interattivi e li invia alla maestra da sola, controlla i nuovi e vecchi compiti sul registro elettronico. Dai, faccio uno sforzo (per me adesso lo è) e la lascio fare da sola, così si sente più responsabilizzata e proviamo a dare una svolta a questo momento di stallo. È strano vederla lì seduta da sola, mi sembra cresciuta così in fretta. Forse è anche più alta.

Sono la mamma di una bambina di sette anni e di un bambino di otto mesi. Una bambina ADHD che frequenta online la seconda elementare da fine febbraio.
Sono stata ammalata per quasi due mesi e altrettanto, con tutta la famiglia, sono rimasta in isolamento, anche quando, finalmente, si sarebbero potuti rivedere i familiari.

Siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia del registro elettronico, sfugge ancora qualche tabellina, e non è facile ricordare ciò che la DAD ha cercato di trasmettere. Proviamo ad alimentare ogni giorno, non senza fatica, l’entusiasmo per le cose nuove, aggrappandoci alla voce rassicurante delle maestre, ai visi dei pochi compagni durante le video-conferenze e a quel pc da usare in autonomia per sentirsi, forse, troppo grandi.