“Mi ricordo quando suonava la campanella. Invece nella scuola al computer non suona mai la campanella, non suona mai niente”

Differenze tra scuola on line e scuola vera

di Giuseppe Caliceti
(da il manifesto, 14.5.2020)

«Mi ricordo quando suonava la campanella. Invece nella scuola al computer non suona mai la campanella, non suona mai niente»

[Per i bambini piccoli, appena approdati alle scuole elementari, per la loro percezione del tempo, il periodo di reclusione casalinga e di scuola negata dura già da un’eternità, quanto un’ epoca. Non sappiamo ancora come le conseguenze di questa esperienza traumatica segneranno i comportamenti di una generazione, in termini di capacità relazionale, spirito di iniziativa, fiducia nell’addentrarsi nel mondo. Ma l’articolo che riportiamo, frutto intelligente del dialogo a coatta distanza tra un maestro e la sua giovanissima classe, autorizza la speranza che i bambini, se incoraggiati da adulti in grado di pungolarli con consigli stimolanti, siano in grado di metabolizzare il virus ansiogeno sparso a piene mani dai dispositivi scolastici e governamentali.  Come tanti piccoli guerriglieri di una saga scritta in diretta, possono raggiungere, proprio attraverso la prova che stanno attraversando così precocemente, le soglie di una nuova consapevolezza critica, scampando al destino seriale di conformismo al quale li avviava comunque anche l’ ‘offerta formativa’ pre-crisi.]

 

I bambini ci parlano.

«Io mi ricordo che facevamo sempre la ricreazione e se era bello il tempo, se non pioveva, anche se era freddo, noi andavamo sempre a giocare in cortile e io mi divertivo»

Ciao bambine, ciao bambini, ci vediamo ancora una volta al computer. Adesso con voi del primo gruppo, più tardi con gli altri gruppi. Oggi vi chiedo di dire quelle che, per voi, sono le differenze tra la scuola vera e la scuola di adesso, la scuola al computer.

«Per me la scuola al computer non è una scuola vera perché…. Perché non si va a scuola».
«Al computer non puoi giocare».
«A me la scuola al computer non piace perché non vedi bene tutti i tuoi amici. Non senti bene tutte le loro voci. Poi devi stare sempre seduto. Devi sempre… No, non mi piace. Io non vedo l’ora che la malattia finisca e dopo torniamo alla scuola normale».
«Una differenza è che alla scuola dentro al computer sei sempre seduto davanti al computer, non vedi mai… Non c’è la ricreazione. Non si va fuori in cortile a giocare. Non puoi fare niente».
«È troppo tempo che siamo in casa. Io mi sono stancata. Io vorrei andare a scuola e giocare con i miei amici. La scuola al computer mi piace perché è meglio di niente. Ma non mi piace».
«Io vedo dal telefonino di mia mamma. Anche adesso. Si vede piccolo. Io preferivo la scuola normale».
«Io non pensavo mai che questo anno di scuola, il primo anno di scuola che io ho fatto alla scuola elementare dopo l’asilo, andava a finire così. Mi dispiace».
«Mia mamma ha detto che quest’anno siamo tutti promossi. A me fa piacere. Ma io non credo che ci bocciavano ugualmente».
«A me piace più la scuola normale di questa perché almeno siamo tutti insieme in aula».
«Noi non possiamo andare a scuola e possiamo solo fare questa scuola con il computer che però non è la scuola vera».
«Mi piace perché io adesso alla mattina posso alzarmi più tardi e anche alla notte posso andare a letto più tardi. Ma solo per questo. Però io ce la farò. Anche mia mamma ha detto così».
«A me piace la scuola al computer perché è una scuola nuova. Perché noi non avevamo mai fatto. Poi è anche moderna. All’inizio mi piaceva molto. Adesso mi sono stancata. Perché è sempre uguale».
«Per me… A me non piace la scuola al computer».

Bambini, visto che in tanti mi stanno dicendo che preferite la scuola vera invece che la scuola al computer, la scuola a distanza, mi dite un ricordo che avete della nostra scuola normale? Della nostra classe quando eravamo nella nostra aula?

«Io mi ricordo che facevamo sempre la ricreazione e se era bello il tempo, se non pioveva, anche se era freddo, noi andavamo sempre a giocare in cortile e io mi divertivo».
«Anche a me manca molto la ricreazione. Mi manca quando giocavamo insieme. Mi manca quando facevamo i balletti scatenati e anche quelli romantici e anche gli altri. Mi mancano i massaggi. Mi manca… Insomma, mi manca tutto».
«Io mi ricordo che c’era il laghetto e per me c’è ancora. Mi ricordo i pesci rossi. Mi ricordo i pesci grandi e anche quelli piccoli».
«Per me i pesci si stanno chiedendo anche loro perché adesso c’è sempre silenzio vicino al laghetto, vicino allo stagno. Forse pensano che noi siamo morti tutti. Oppure che siamo andati via e li abbiamo lasciati soli».
«A me viene in mente quando abbiamo fatto le canzoni di Natale».
«Mi ricordo quando eravamo a mensa e stavamo tutti in quel posto lì, in palestra, col tavolo lunghissimo e noi tutti seduti».
«Mi ricordo quando suonava la campanella. Invece nella scuola al computer non suona mai la campanella, non suona mai niente».
«Io mi ricordo che la scuola normale era più emozionante di questa scuola qui».
«Io penso che noi siamo sfortunati perché prima non abbiamo iniziato la prima nella nostra scuola perché la scuola la dovevano aggiustare per il terremoto, se c’era un terremoto, perché non era a posto, e allora noi siamo dovuti venire qui in questa scuola. Poi siamo venuti qui e anche qui la scuola è stata chiusa. Io spero che finisca tutto presto. Il Coronavirus e anche la scuola da aggiustare. Io spero che il prossimo anno va tutto bene. Non c’è il coronavirus e neppure il terremoto. Io spero che la nostra scuola è pronta e così dopo vado a scuola e ci andiamo tutti. Perché poi è più di un anno che noi andiamo a scuola ma non ci andiamo mai, dico, nella nostra scuola. E io non so neanche come è la nostra vera scuola. La scuola di Calerno, dico».