“Ci avevano lasciato solo i nostri corpi per combattere”

Ibrahim Gökçek dei “Grup Yorum”: morte per la libertà in un carcere della Turchia

di Roberto Vecchioni
(da “La Repubblica”, 10.5.2020)

[Il gesto esemplare di un gruppo di musicisti, arrestati dal governo di Erdogan, che hanno esercitato la loro libertà fino al suicidio per fame in un carcere turco, è stato del tutto oscurato dalla retorica d’accatto del sentimentalismo a buon mercato, oscenamente profuso anche negli spot commerciali. Un macigno sul cuore, ma soprattutto un pessimo segno dell’anestesia di massa che ci pervade, a cui concorrono la cecità dei media e la sordità della nostra coscienza politica e civile].

In questi giorni che tutti i formaggi, i sughi pronti, gli assicuratori, i detersivi, i bancari, i concessionari si scoprono ad amare come non mai gli italiani che devono comunque comprare per essere felici; in questo semicomico affollarsi di spot che assicurano “tutto andrà bene” ed esibiscono bambini ignari col cioccolato in bocca; in questi giorni che dobbiamo sorbirci su ogni possibile canale stereotipi, ovvietà sesquipedali, stronzate minimali da audience peloso e mascherine così o colà e un metro, un metro e mezzo di distanza e vado al mare o non ci vado, senza nemmeno perderci la sceneggiata parallela di due esimi uomini di legge che “vengo anch’io” “no tu no” e “ah sì? Allora lo dico a tutti”; in questi giorni che come ti muovi sbagli e che il virus c’è e poi c’è ma di meno e il liberismo dopo aver ucciso mezzo mondo sta pure suicidandosi, nessuno, dico nessuno, ha nemmeno per un istante pensato di segnalare che tre ragazzi, tre musicisti, in un Paese non lontano, stavano morendo volontariamente uno per volta in un terrificante sciopero della fame per qualcosa che chissenefrega se si chiama libertà.

Il gruppo musicale è quello degli Yorum. Poco importa se fossero bravi o no. Cantavano un tipo di protesta civile dai toni nemmeno poi così accesi, ché se avessero esagerato, lì in Turchia, forse sarebbero morti prima. Cantavano parole che noi siamo abituati ad ascoltare da De Gregori, Guccini, perfino da Celentano. Raccontavano sogni e voglia di vivere insieme, parlavano di uguaglianza, fratellanza, roba che a eccezione di CasaPound, perfino la nostra destra fa finta di crederci.

Il signor Erdogan si sveglia un mattino che non è quello di Bella Ciao e si chiede “a chi posso rompere le scatole oggi?”. Mette su quattro prove false per dimostrare che il Grup Yorum è affiliato a un movimento rivoluzionario (cioè che non la pensa come lui) di estrema sinistra e gli proibisce di esibirsi in pubblico.

Io ho un macigno dentro il cuore. Chi non è attore, musicista, saltimbanco non sa e non può sapere cosa significhi quel mondo che hai di fronte da un palco e conosci soltanto dai rumori e dai sospiri, dagli urli e dagli applausi, perché le luci che hai in faccia ti accecano. Per un artista la folla è la vita. Se tolgo a un artista quel palco o una piazza è come a una farfalla le ali, è come togliergli l’anima: chiedetelo al Suonatore Jones di Fabrizio, chiedetelo al Caruso di Dalla.

Questi tre ragazzi si sono fatti mesi e mesi di sciopero della fame, perché senza l’anima del corpo non gliene fregava niente. Nessuno del grande Occidente si è fatto vivo. Nessuno si è alzato, ha urlato in qualche fottuto congresso dove si ciarla solo di Pil, di spread, di Dow Jones. Ai media figurarsi, non faceva audience.

L’ultimo, Ibrahim Gökçek, è morto dicendo “ci avevano lasciato solo i nostri corpi per combattere”. Quel macigno che ho nel cuore per un simile mondo si chiama vergogna, noia, paura, schifo, viltà, indifferenza e disperazione. Senonché Ibrahim, morendo, ha tradotto tutti questi “si chiama” in amore.

 

Güleycan [Dolcesorriso]

Grup Yorum accompagnato dall’orchestra Istanbul Syhmphonic Project in concerto il 12 giugno 2010 per festeggiare i 25 anni dalla formazione del gruppo. All’evento, che si svolse all’İstanbul İnönü Stadyumu, presero parte 55 mila persone. L’ultimo concerto, prima del divieto imposto dal governo di Erdogan di suonare dal vivo, risale al 2015.

Dolcesorriso*

Anche se il sole mi è stato negato,
mia rosa, mia rosa che sorridi,
Ho un gran caldo dentro,
mia rosa, mia sorridente rosa,
Buca i muri,
mia rosa, mia rosa radiosa,
Brace d’amore,
mia rosa, rosa che a me sorridi,

Dolcesorriso dolcesorriso dolcesorriso dolcesorriso
Rosa rosa rosa
Dolcesorriso dolcesorriso dolcesorriso dolcesorriso.

Tanti affanni,
mia rosa, mia rosa che sorridi,
Non è un segreto né c’è da indovinare,
mia rosa, mia sorridente rosa,
Che non ci sarà pietà nell’attesa,
mia rosa, mia rosa radiosa,
Notte dalle maglie metalliche,
mia rosa, rosa che a me sorridi,

Dolcesorriso dolcesorriso dolcesorriso dolcesorriso
Rosa rosa rosa
Dolcesorriso dolcesorriso dolcesorriso dolcesorriso.

È una strada lunga lunga,
mia rosa, mia rosa che sorridi,
Ma la meta è sicura,
mia rosa, mia sorridente rosa,
Niente paura,
mia rosa, mia rosa radiosa,
La nostra vita prorompe,
mia rosa, rosa che a me sorridi,

Dolcesorriso dolcesorriso dolcesorriso dolcesorriso
Rosa rosa rosa
Dolcesorriso dolcesorriso dolcesorriso dolcesorriso.

testo in lingua originale:

Güleycan

Güneş bile yasak,
gülüm güley gülüm,
İçim sarı sıcak,
gülüm güley gülüm,
Duvarları deler,
gülüm güley gülüm,
Sevdanın közü,
gülüm güley gülüm,

Güleycan güleycan güleycan güleycan
gül gül gül
Güleycan güleycan güleycan güleycan.

Dertlerim nice,
gülüm güley gülüm,
Ne giz ne bilmece,
gülüm güley gülüm,
Bekliyor zalim,
gülüm güley gülüm,
Tel örgüden gece,
gülüm güley gülüm,

Güleycan güleycan güleycan güleycan
gül gül gül
Güleycan güleycan güleycan güleycan.

Bu yol uzun ırak,
gülüm güley gülüm,
Varılacak mutlak,
gülüm güley gülüm,
Şu korkuyu çıkar at,
gülüm güley gülüm,
Gürül gürül hayat,
gülüm güley gülüm,

Güleycan güleycan güleycan güleycan
gül gül gül
Güleycan güleycan güleycan güleycan.

 

* Traduzione italiana di Riccardo Gullotta.