La DaD vista da uno studente lavoratore

di Nicolò Sonzogni
(3.5.2020)

Che cosa succede se, invece di “somministrare” anodini questionari valutativi della didattica, si dà voce viva agli studenti di un’università milanese sulla cosiddetta DaD? Emergono specificità individuali, riflessioni autentiche, vere opinioni da tenere in considerazione.

In questi anni di università ho sempre affiancato allo studio il lavoro, principalmente per una mia precisa volontà di indipendenza economica dai miei genitori, sia perché ho sempre ritenuto un dovere contribuire economicamente al mio percorso universitario, sia perché, sinceramente, mantenere i propri “vizi e sfizi” senza dipendere dai genitori mi è sempre piaciuto. Questa decisione porta con sé tutte le conseguenze del caso, dal sapermi organizzare la giornata al fatto di accettare che alcune lezioni non le avrei potute seguire, e di conseguenza il carico di studio in alcune di esse sarebbe stato maggiore. Questo stile di vita, a tratti frenetico, mi è sempre piaciuto.
Poco prima dello scoppio della pandemia ho iniziato a compilare la mia agenda con gli orari dei corsi, impegni lavorativi e tutto il resto: il fatto di vedere l’agenda piena mi rendeva a tratti orgoglioso, nella parte più profonda di me mi faceva sentire vivo. Tutto questo è iniziato a crollare il 23 febbraio: da un giorno all’altro mi sono ritrovato l’agenda vuota, niente corsi universitari, niente lavoro, con un colpo di spugna cancellato tutto.
Amici e conoscenti mi dicevano che avrei dovuto essere contento, d’altronde ero a casa, ma comunque con un minimo di retribuzione e non dovevo andare all’università ogni giorno.
Io invece mi sentivo totalmente spaesato, a tratti non accettavo questa situazione. Potrei continuare a descrivere il mio stato di scoramento e noia ancora per diverse righe.
La didattica a distanza per uno studente lavoratore è certo comoda, si ha tutto a portata di pc; e sono convinto che questa modalità diventerà parte integrativa delle università del futuro. Integrativa, però, non principale: questo è il mio auspicio, perché questa digitalizzazione, da tanti osannata (è certo comodo per tutti non avere orari di lezione/lavoro, decidere quando e come studiare o lavorare ), ha tanti aspetti positivi, ma anche negativi; non possiamo pensare, o meglio illuderci, che questa soluzione sia la risposta a tutto, perché alla fine, per quanto possa essere avanzata la tecnologia, sempre di macchine si tratta. Macchine che con un semplice comando, in una frazione di secondo, possono essere messe in silenzio: se ci affidassimo totalmente a queste, anche noi saremmo portati a spegnerci.