DaD e disabilità

di Mattia Bosio
(3.5.2020)

Che cosa succede se, invece di “somministrare” anodini questionari valutativi della didattica, si dà voce viva agli studenti di un’università milanese sulla cosiddetta DaD? Emergono specificità individuali, riflessioni autentiche, vere opinioni da tenere in considerazione.

Data la mia disabilità e le difficoltà di trasporto connesse (io abito fuori Milano) la DaD potrebbe essere vista come un vantaggio poiché negli anni precedenti non mi era possibile venire all’università (e dunque frequentare i corsi) più di una volta la settimana, mentre con la DaD posso seguire tutte le lezioni. Nonostante questo, avrei apprezzato molto di più la possibilità di venire, anche solo una volta la settimana, all’università per seguire le lezioni e avere un rapporto diretto con i docenti (nei limiti del fatto che purtroppo in un’aula universitaria ci sono tanti altri studenti e quindi il rapporto “diretto” è comunque limitato): la DaD non darà mai questa possibilità perché non si può avere né un rapporto diretto né un confronto in tempo reale attraverso uno schermo. Dal mio punto di vista di studente, alcuni docenti sono riusciti anche a distanza a trasmettere, almeno a me, tutta la passione per la loro materia… ma assistere dal vivo alle lezioni sarebbe stata un’altra cosa.