Non possiamo ignorare i danni del distanziamento sociale

di John M. Mandrola
Clinical Electrophysiologist, Baptist Medical Associates, Louisville, Kentucky (Usa)
da Medscape (2.5.2020)

Nei momenti di incertezza, temo che si evitati di affrontare questioni difficili. Non voglio apparire troppo distaccato, ma nello stesso modo in cui noi medici discutiamo di prognosi con pazienti con un cancro o un’insufficienza cardiaca, dobbiamo anche affrontare questioni difficili relative alla crisi COVID-19.

Le politiche di distanziamento sociale stanno danneggiando le persone, e non sono danni potenziali, ma danni reali. Il danno economico è un eufemismo perché l’economia è la vita delle persone.

Ho avuto pazienti che hanno interrotto le cure a causa della perdita del lavoro. Quando lo dichiaro pubblicamente, alcuni lo obiettano che l’assistenza sanitaria degli Stati Uniti è ingiusta e non uguale per tutti, il che è vero ma non è la causa… Non viviamo nel sistema sanitario che vogliamo, ma in quello che abbiamo.

Un recente documento, ancora in bozze, suggerisce che una parte sostanziale delle morti in eccesso osservate in Scozia, Paesi Bassi e New York durante l’attuale pandemia non sono da attribuire a COVID-19 e possono rappresentare un eccesso di morti per altre cause.

È già dimostrato che il virus ha colpito in misura maggiore le minoranze e gli svantaggiati, questi stessi gruppi potrebbero essere ulteriormente danneggiati dai nostri interventi. La chiusura degli ambulatori e la riduzione delle cure non COVID negli ospedali minacciano più i poveri che i ricchi.

Non ho una soluzione facile per le disuguaglianze della società, ma i commenatori non dovrebbero ignorare il fatto che chi prende le decisioni ha il lusso di un lavoro e la possibilità di lavorare da casa. Questi interventi hanno reso i posveri ancora più poveri. Raj Chetty e colleghi (The Association Between Income and Life Expectancy in the United States, 2001-2014, JAMA. 2016;315(16):1750-1766) hanno dmostrato che il basso reddito è associato a una minore aspettativa di vita.

Poi ci sono gli anziani. Uno dei miei colleghi ha suggerito strategie mirate per proteggere le persone anziane. Sembra eccellente. Mettere le guardie nelle case di cura; non permetteri ai visitatori di vedere gli anziani. La realtà è che puoi isolare le persone anziane per un mese o due, ma i figli e i nipoti eviteranno indefinitamente i nonni? La solitudine non conta niente?

Che dire di una persona con demenza di cui si occupa una sola persona? Prima del distanziamento sociale potevano avere aiuto dalla famiglia o dai vicini. Ora l’onere ricade sempre sulla stessa persona. Non è un problema visibile ma è comunque un danno. Un membro della famiglia più giovane potrebbe infettare una persona anziana, ma anche la sua assenza fa danni.

L’ultimo punto è il più importante: qual è la tempistica e quali sono gli obiettivi finali (endpoints) della gestione del virus. Prendiamo la Svezia. Molto è stato detto riguardo alle loro politiche di distanziamento sociale più moderate. Coloro che preferiscono interventi forti indicano la crescente curva di morte della Svezia COVID-19 rispetto ai suoi vicini nordici.

Il problema e che questo pensiero non tiene conto né della tempistica né dei risultati finali degli interventi contro il COVID-19. Il virus non sarà sradicato (a meno che la Nuova Zelanda non voglia chiudere i suoi confini al turismo per anni). SARS-CoV2 si diffonderà e ucciderà ancora. Ma lo stesso effetto lo avranno anche i nostri interventi.

Politiche meno restrittive combinate con un’attenta sorveglianza della salute pubblica non equivalgono all’idea di sacrificare i vulnerabili. Piuttosto, tentano di bilanciare la natura non dicotomica della mortalità sia per COVID che per altre cause.

COVID-19 è solo una delle cause di morte; ci saranno molti altri decessi non COVID nei prossimi 2 anni. Ecco perché l’endpoint di queste misure non è questa estate o la prossima estate, ma probabilmente l’estate successiva. E a quel punto, non dovremo contare solo i decessi COVID-19, ma tutti i decessi.

Conclusioni

La decisione di curare una malattia deve sempre tener conto dei benefici e dei danni. Quando non esiste una cura, e in questo caso non esiste, vanno considerati gli effetti sia della malattia che dell’intervento.

A volte la risposta migliore è nessun intervento, a volte un intervento moderato e, a volte, un’azione aggressiva. Ma qualunque sia la scelta, non possiamo ignorare la realtà della situazione, per quanto difficile possa essere.

Il coronavirus è dannoso, ma possiamo peggiorare le cose evitando una discussione schietta sulle questione più importanti.