Esami a distanza

Il tradimento del patto docente/studente

di B.C.
(Università di Catania – 1.5.2020)

Interpretando la parte dello studente, quale attore sociale immerso in un continuo flusso di contatto sia corporeo che teoretico con gli altri attori sociali, quali i docenti o altri studenti, vivo tutto questo come una sorta di tradimento del rapporto con gli altri attori. Spero anch’io che non salti in mente a nessuno di voler in qualche modo continuare questa esperienza della didattica online.

Vorrei qui però analizzare brevemente l’altra parte di questa esperienza telematica che, secondo la mia ingenua opinione, risulta anche peggiore delle cosiddette lezioni online, parlo ovviamente degli esami in modalità telematica via la piattaforma Microsoft Teams.

Non sono qui per criticare nessuno, né tantomeno il dipartimento dove studio, anzi ritengo che proprio quest’ultimo sia da lodare per la tempestività avuta nel prevedere, affrontare e progettare adeguate soluzioni alla crisi in corso cercando di accontentare tutti gli studenti possibili. Ma è forse su quest’ultimo punto che trovo qualcosa da ridire – uno spunto di critica, poiché proprio nel tentativo di accontentare tutti si corrono maggiori rischi.

La nostra generazione, i Millenials, nasce e cresce all’interno del web, del mondo online. Ormai si impara prima a usare un computer che a scrivere un articolo o a leggere un libro; sappiamo navigare meglio in questo mondo che in quello esterno, quello reale, con una facilità disarmante.  Sugli esami a distanza: se aggiungiamo la buona dose di furbizia in dote all’uomo italiano ecco che potrebbe uscirne fuori un vero e proprio “esame fraudolento”. Termine qui usato non senza cognizione di causa poiché io stesso ho assistito a esami di studenti che  sarebbe generoso considerare una farsa. C’è chi ha sostenuto esami con una semplice mossa, in gergo “splittare”, “splittando” lo schermo del monitor, ovvero dividendolo in due parti, a destra la videoconferenza, a sinistra un documento word da cui leggere i contenuti dell’esame. C’è chi ha effettuato esami tramite app di messaggistica (WhatsApp per esempio) in cui il candidato riceveva risposte tempestivamente sul telefono (questo davvero non ne sarei in grado neanche io. Da restare basiti) senza che il docente se ne accorgesse. Qui pongo la mia prima domanda: i nostri docenti sono davvero preparati ad eventualità del genere?

Non metto in dubbio la capacità di intuire quando uno studente abbia studiato o meno, anzi sono sicuro che anni, decenni, di insegnamento e di studio rendano i miei professori in grado di capire in pochi millesimi di secondo quando uno studente sa o non sa. La mia perplessità qui risiede nella capacità dei docenti di saper intuire quei piccoli gesti, chiamiamoli “virtuali”, che possano dimostrare che uno studente stia in qualche modo barando o alterando il reale esito del suo esame. Possiamo davvero contare solo sulla fiducia e sul buon senso di ognuno di noi?

E questo è un rischio reale sopratutto quando la mole di candidati è davvero alta e la capacità gestionale viene meno.

Un’ultima ma non meno importante questione che vorrei proporre è la totale assenza e violazione di privacy che si attua trasmettendo l’esame in diretta streaming. L’esame è pubblico, senza dubbio,  e noi studenti del Monastero dei Benedettini di Catania non siamo minimamente abituati a sostenere esami con un grande pubblico alle spalle, come avviene in altri dipartimenti; però qui è davvero vivo il grande rischio di una grossa violazione della privacy, che proclamiamo continuamente essere tanto cara a tutti noi.

La possibilità di essere registrati è davvero alta, sia da parte di voi docenti che noi studenti. Sono già uscite tante e tante registrazioni di videolezioni, esami e lauree online, di qualunque dipartimento, non solo in Sicilia, si rischia di incappare in un argomento tanto caro alle grandi istituzioni, il cyberbullismo, oltre che a una violazione della privacy.

Non scordiamoci che non tutti siamo uguali, molta gente è sensibile, finire alla gogna del web è ormai un fatto così reale, facile e immediato e non tutti sono capaci di reggere un tale peso emotivo. Anche una sola parola a volte può urtare la nostra sensibilità, mettere a nudo le nostre debolezze, figuriamoci essere sottoposti a una tale pressione. Non sarebbe più utile limitare l’accesso agli esami ai soli candidati prenotati? O anche le sedute di laurea ai soli laureandi? Sicuramente rappresenta una violazione dell’esame pubblico ma a situazioni critiche devono corrispondere critiche soluzioni.

Scrivo tutto questo perché io sono dentro questo mondo da quando ho 12 anni, so perfettamente come funziona, frequento siti web, blog, social e quant’altro da ormai troppi anni, forse più di quanto avrei dovuto certe volte e via via questo mondo non è di certo migliorato. Ricordo quand’ero uno studente liceale ai primi anni ci chiedevano cosa avesse di positivo il web, ad oggi risponderei un bel niente. Ci ha disincantati, ci ha reso viscidi, inermi, impassibili, anaffettivi, violenti, codardi…