Sto perdendo due città. Cartolina da Bruxelles

di Elia Cavarzan (17.4.2020)

Sto perdendo due città. Sono qui, ma è come essere anche dall’altra parte. In rue Joseph Coosemans, alle otto di ogni sera, la gente si affaccia alle finestre per applaudire il personale sanitario di Bruxelles. A quell’ora mi collego spesso ai notiziari italiani, per sentirmi un po’ più a casa. La cantilena quasi amabile del giornalista di turno mi rassicura, mentre condisco con sale e rosmarino una bistecca stopposa, che ho preso al supermercato da basso: quel santuario della socialità dei nostri giorni.

Gli applausi intanto si mischiano agli inutili bollettini di guerra che incalzano dal Bel Paese. Vivo in una doppia quarantena, fisica in Belgio e spirituale in Italia. A Pasqua le campane di Saint Albert mi hanno portato ai miei campanili, che si contendono tutto quello che giace tra Verona e Venezia: in un attimo ho rotto la quarantena in Belgio.

L’estate scorsa un mio collega romano, giornalista, da un’osteria sul lembo di colline che difende le Prealpi dall’avida pianura, guardando il panorama mi ha detto sorridendo: “Certo che il Veneto è solo campanili e capannoni!” Su queste due C si scontra la mia anima che vola a casa mia, che mi sembra intrappolata lì.

Quando mi sveglio sono le otto e mezzo ma gli applausi non sono ancora finiti. Non applaudo a mia volta, forse sono colpevole di apatia. Mi scopro in quella situazione eccezionale in cui vorrei dare la colpa a qualcuno, anche a me stesso, pur di spiegarmi come mai sono rinchiuso da due parti.

Me lo ricorda Bob Dylan in With God on Our Side: “That Jesus Christ was / Betrayed by a kiss / But I can’t think for you / You’ll have to decide / Whether Judas Iscariot / Had God on his side.”

Infine, decido, non è colpa di nessuno.