La fase antani

di Rinaldo Mattera
(da Grillodrome, 15.4.2020)

Fin qui l’azione del governo è sintetizzabile più o meno così: non abbiamo strutture sanitarie adeguate, non abbiamo idea di come combattere questa pandemia, gli esperti vanno bene (ma solo se dicono cose a noi favorevoli), si chiude tutto (tranne ciò che per Confindustria deve restare aperto), restate a casa che intanto ci pensiamo.

Il tempo è passato e il famoso modello Italia, mix di narrativa guerresca e nazional-popolare, la colpevolizzazione del singolo e la caccia continua al capro espiatorio, l’invito alla delazione e all’esposizione di furbetti e untori, sembra produrre ben poco rispetto alle aspettative. Senza guardare a paesi africani dove la polizia uccide direttamente i trasgressori per strada, a paesi semi-democratici sparsi per il globo, o al regime cinese, l’Italia potrebbe rappresentare l’anomalia europea per eccellenza.

Laddove in altri paesi europei, tranne la Spagna, la responsabilizzazione diretta del cittadino e la fiducia nelle istituzioni ha tendenzialmente prevalso, invitando le persone a distanziarsi e quindi a procedere nelle proprie attività rispettando i protocolli opportuni, in Italia il cittadino è stato trattato come un imbelle, incapace, sostanzialmente inetto, potenzialmente mentitore e deviante. La guerra di tutti contro tutti, pur di evitare l’impietosa analisi dei problemi sanitari, dell’emergenza dapprima taciuta e sottovalutata.

Non si spiega diversamente perché mandare in tv da Barbara D’Urso e su Rai3 gli elicotteri dei finanzieri che inseguono runner solitari, con scene da pessimo b-movie anni ’80. Non si spiegano migliaia di sanzioni irrogate spesso in maniera arrogante, proditoria, contro persone che avevano come unica colpa quella di provare a vivere, nonostante tutto. Nonostante i divieti, un funerale mafioso in pieno giorno, avvenuto nella stessa città dove il sindaco si è distinto per truci dirette facebook, al limite tra il ridicolo e il distopico.

Nonostante a livello medico sia consigliato fare attività fisica, per tenere il corpo in forma e non subire cali di anticorpi per via dello stress psico-fisico, semplicemente uscendo almeno una volta al giorno all’aria aperta, in Italia abbiamo chiuso i parchi e criminalizzato gli sportivi solitari, dando in pasto al pubblico ludibrio i furbetti della corsa, del portare il cane a spasso, ecc. Adesso si metteranno sotto accusa le istituzioni più esposte, si cercheranno capri espiatori tra i quadri intermedi, per dare in pasto al pubblico qualche testa illustre: il sistema, il potere centrale, nel frattempo, non si discute.

Non solo, si è demonizzato tout court lo stare all’aria aperta, grazie a media condiscendenti che hanno sparato titoli fuorvianti: “il virus è nell’aria”. Tutto questo dicendo che “non ci sono alternative”, con decreti speciali, dando ampi poteri discrezionali alle forze dell’ordine, simbolicamente equiparate ai medici, nel fuorviante discorso guerresco che produce concetti biopolitici da regime distopico.

Tutto questo, invocando la jella per Boris Johnson, per gli svedesi, per chiunque non la pensasse come il nostro santo uffizio della pandemia, che a furia di decantare il modello cinese ne ha preso solamente i tratti più oppressivi, dalla sorveglianza digitale alla repressione fisica.

In tutto ciò, Conte ha condotto una sua personale campagna elettorale, recuperando tutto quanto negli scorsi anni gli era stato sottratto (mediaticamente) da Salvini e Di Maio. Con le dirette facebook, la gestione dell’emergenza Covid ha trasformato le conferenze stampa in show propadandistici, senza domande e senza dialogo. La logica degli annunci leakati, il senso di attesa per la nuova diretta (attesa che qualche volta è servita per correggere il decreto secondo i dettami degli industriali), infine la delega tecnocratica ai fantomatici esperti. La debolezza di questo governo è tutta qui e queste misure liberticide potrebbero spianare la strada a derive dispotiche: meno male che Salvini al momento non era ministro dell’interno, ma in futuro?

Quello che emerge è la volontà di imporre nuovi paletti, in cambio di un po’ di libertà: la app di stato, con codici QR da esibire alle forze di polizia (come in Cina), potrebbero essere il viatico verso il modello del social credit card, spostando geostrategicamente l’Italia verso il modello chiuso e centralizzato di internet, spalleggiato da russi e cinesi. Perché ancora il governo si sta preoccupando di qr code per sostituire l’autocertificazione? Probabilmente per spostare in alto l’asticella del controllo sociale, che tornerà utile per gestire le future tensioni sociali derivanti da questa grande crisi e gettare le basi per uno stato autoritario, che maschera gli strumenti del controllo sotto la retorica del “non c’è alternativa, è per il vostro bene”.

Le curve di contagio nei vari paesi europei sono piuttosto simili, l’Italia ha il più alto tasso di mortalità e si vanta del proprio modello di contenimento: mentre si inaugurano task force per combattere le bufale sul web, governo e media mainstream sono impegnati nel diffondere fake news di stato, con tutti i mezzi e le forze possibili.

Quest’invenzione della realtà segna un’era in cui la post-verità è già uno strumento di soft-power per disciplinare i cittadini: le tecnologie del dominio si affacciano agli anni ’20 del duemila, ugualmente a quanto accadde negli anni venti del Novecento. Il resto è ancora da scrivere, si spera.