Brunelleschi suoni la carica!

di Giacomo Confortin (12.4.2020)

Purtroppo è vera la vicinanza dei ‘molti’; di chi, più o meno beato, sguazza nell’attesa del puntuale grugnito ministeriale della sera. Ma davanti il televisore, l’assopimento di classe non è mai stato parte degli altri pietosi fenomeni domestici, quali la cura del microonde e del tostapane. Di certo è nato prima l’impulso a cedere le proprie opinioni politiche rispetto ai mezzi (oggi nemmeno troppo taglienti) per conquistarsele. Eppure, gli spettatori sono vuoti di tutto ma non della forza di ribadire che si sentono tutt’affatto pieni.

La lunga vita del Corona Virus si sta ripiegando al microcosmo: prima colorava le vie geopolitiche del pianeta; poi popolava di uomini armati le strade, cambiandosi in Corona Digos; e infine dimostra la personale schizofrenia – Corona Sméagol – nei rapporti all’informazione.

Se il mondo nuovo esige nuove lotte, che fare?

Ricostruire un mondo ‘vecchio’! Forse il mondo prima che le Muse dello Scherzo di Leopardi perdessero la lima – quelle stronze! Studiare, è senz’altro la risposta dal canto mio, non per culto indolente dei preparativi alla battaglia, né in ritirata passatista. L’alibi è nato logoro. Ma un’immagine può essere Brunelleschi, che torce lievemente il corpo di Cristo in croce, quasi perché crei da sé uno spazio comune, percorribile, attorno alla scultura.

Ricondurre al noto, al patrimonio civile da riscoprire per tale, gli elementi scatenanti del discorso politico significa rompere il guscio individualista di noi presunti appestati, inspessito a tradimento per decreto-legge.

Insomma ognuno deve suonare la carica con le sue proprie parole. Altrimenti, useremo il Crocefisso di Brunelleschi come ariete per assaltare il forno del pane.

Quindi da fare c’è. Da queste pagine anche un lotta per immagini – e nuove voci, costellazioni più profonde, e via così. Non sarà breve questa avventura!