Tecnologie smart per la piantagione umana

di Gianluca Giannini
(10.4.2020)

Una doppia premessa a queste brevi note:
1) mi scuso per la loro velocità e, dunque apparente eterogeneità;
2) sono anni che lavoro su questioni legate allo Stato di eccezione, il dominio del Politico, la relazione Politico-politica, le nuove forme di Sovranità ed esercizio di sovranità nel mondo globalizzato, e al di là dello scetticismo di non pochi colleghi nel tempo e, devo dirlo, anche di qualche studente.

Al netto di tutto, mi sembra di non andare molto lontano con le mie analisi e nei prospetti definiti anche durante i Corsi istituzionali e nel Seminario extracurriculare che sto tenendo su Stato d’emergenza come paradigma di governo. Il dominio del Politico, nel lavorare intorno al destino delle dimensioni del vivere associato che sono, da quasi un secolo, protese al superamento della forma Stato moderno e contemporaneo in direzione di un nuovo Leviatano. Cioè una vera e propria neo-piantagione umana, in cui l’architettura che si sta definendo ha sempre più i connotati dell’ordine chiuso in se stesso in nome di uno stato emergenziale permanente che ricorda sì lo Stato totale ma va anche oltre, in un orizzonte nuovo, dove gli strumenti di controllo, ad esempio, sono immediatamente coniugati con le coeve tecnologie smart e le bio-tecnologie solo in apparenza protese all’autoconservazione di sé da parte di Sapiens.

Ora, rispetto alla situazione attuale, non c’è dubbio, come ritiene Giorgio Agamben, che lo stato di eccezione sia paradigma di governo, ovvero è il nucleo portante della prassi della decisione politica. A differenza di Agamben, io ritengo però che ciò affondi non nella dimensione politica post-11 settembre 2001 o, nella prerogativa della forma storica Stato nell’epoca della globalizzazione, ma che sia strutturante e finanche consustanziale all’ambito del Politico. Non c’è forma che tenga sotto questo profilo: la politica (con le sue forme organizzative, si chiamino Stato, Stato liberale, Stato democratico, Polis etc.) è sempre il precipitato storico del Politico. Il problema non è in senso stretto la pandemia da Covid19, bensì la forma di rispondenza/corrispondenza dei membri dell’unità politica alla dichiarazione del sovrano, ovvero di colui il quale ha decretato lo stato d’eccezione e riposizione e mobilita l’intera unità politica e dunque i singoli membri in ragione della sua decisione e della specifica prassi.

In quest’ottica, quando i membri dell’unità politica corrispondono, le misure sono sempre proporzionate; viceversa se non corrispondono, il sovrano di per sé non è più tale e non v’è alcuna misura giacché decadono con il sovrano stesso, il quale, persino se è legalmente riconoscibile, rimane  tuttavia senza legittimità, fino a correre il rischio di divenire egli stesso il motivo (nuovo) di uno stato d’emergenza, perché non è stato rimosso.

In fondo nella nostra Carta manca un qualcosa come l’art. 48 della Costituzione di Weimar (e gli artt. 77 e sgg. cui si è appellato non il Presidente del Consiglio dei Ministri, ma, in data 23 febbraio 2020, il nostro monopolista della decisione politica, ovvero il Presidente della Repubblica, lasciano persino spazio operativo più ampio) e tuttavia la decisione sovrana, quella che si occupa della prassi della decisione politica, in nome di una minaccia esistenziale per l’unità politica, ai fini della sua salvaguardia e, dunque, del superamento dell’eccezione medesima, ha mano libera. La strumentalizzazione è nei termini letterali: è strumento politico sempre. Ricordo solo che, a voler essere obiettivi, l’Italia è in stato d’emergenza dichiarato dal novembre 2011, e la centralità del parlamento è evaporata da allora.

Sul mio Canale Youtube, come dicevo si tiene il Seminario extracurriculare, aperto alla fruizione di tutti, su: Stato d’emergenza come paradigma di governo. Il dominio del Politico. Ci tengo a precisare che, nonostante la mia diffidenza, Youtube è la piattaforma che prediligo per i seguenti motivi:
1) rimango proprietario di tutto ciò che carico e registro, anche in diretta;
2) le lezioni, sia in diretta che in differita, sono fruibili da tutti, senza bisogno di scaricare/acquistare particolari software o passare qualche brand intermediario;
3) se proprio devo transitare per i nuovi detentori dei mezzi di produzione/manipolazione/estroflessione della notizia, preferisco farlo senza i filtri di piattaforme ufficialmente istituzionali come Microsoft Teams ma che in realtà:
a) non sono di proprietà dell’Ateneo, ma in uso all’Ateneo per concessione di Microsoft;
b) non mi permettono di sapere in quale ‘magazzino digitale’ finiscono le dirette e tutto ciò che carico.

Preferisco dunque mettere tutto ciò che faccio per gli studenti e con gli studenti letteralmente ‘su piazza’.