Manòlis Glèzos (1922-2020). Condanna a una morte senza rito funebre, senza pietà

di Salvatore Nicosia

ΤΗ ΝΥΧΤΑ ΤΗΣ 30 ΜΑΙΟΥ 1941
ΟΙ ΠΑΤΡΙΩΤΕΣ
ΜΑΝΩΛΗΣ ΓΛΕΖΟΣ ΚΑΙ ΑΠΟΣΤΟΛΟΣ ΣΑΝΤΑΣ
ΚΑΤΕΒΑΣΑΝ ΤΗ ΣΗΜΑΙΑ
ΤΩΝ ΝΑΖΙ ΚΑΤΑΚΤΗΤΩΝ
ΑΠΟ ΤΟΝ ΙΕΡΟ ΒΡΑΧΟ ΤΗΣ ΑΚΡΟΠΟΛΗΣ

La notte del 30 maggio 1941, i patrioti Manolis Glezos e Apostolos Santas tirarono giù la bandiera degli occupanti nazisti
dalla sacra rocca dell’Acropoli

Oggi, 30 marzo, è morto all’età di 98 anni Manòlis Glèzos, eroe della Resistenza greca. La notte tra il 30 e il 31 maggio del 1941, pochi giorni dopo l’occupazione tedesca di Atene, si arrampicò con un amico (Apòstolos Sàntas) su un costone dell’Acropoli e portò via la bandiera nazista che vi sventolava. Condannato a morte in contumacia, fu catturato un anno dopo e torturato al punto tale che dovettero liberarlo. I vigliacchi fascisti, nel 1943, non gli fecero mancare il loro contributo di occupanti tenendolo in prigione per tre mesi, per atti ostili nei loro confronti.

Glezos non è morto di coronavirus, ma di infarto. Il virus gli ha soltanto impedito di ricevere il degno funerale al quale avrebbe partecipato mezza Grecia. Questo furto di ritualità funebre, questa condanna ad una morte anonima e clandestina, non è – per Glezos e per tutte le altre vittime di questo flagello – meno devastante della morte fisica.