L’inquadramento giuridico dei decreti presidenziali (alla data del 12 marzo 2020)

di Peppe Nanni

A) Violazione del principio di legalità formale

Nonostante l’intervento, in dichiarata copertura di Conte e in perfetta malafede, di un coro plaudente di costituzionalisti – gli stessi che si commuovono retoricamente e gratuitamente per la perfezione della nostra Carta Fondamentale, a patto che sia ignorata di fatto – la decretazione sul Covid 19 del Governo è illegittima perché comprime diritti (di libertà personale, di circolazione, di riunione politica) espressamente garantiti da specifici articoli della Costituzione. I giuristi filogovernativi affermano spensieratamente che questi diritti possono essere compressi ma omettono di ricordare che la limitazione deve essere sancita dalla legge e non da un decreto amministrativo, di rango inferiore non solo rispetto all’articolato costituzionale ma anche rispetto ai provvedimenti dell’organo legislativo, il Parlamento (che intanto si squaglia ignominiosamente di fronte al pericolo).

In pratica, il potere esecutivo ha prodotto norme – di eccezionale gravità, abnormi – e applica sanzioni limitative della libertà personale sostituendosi anche alla Magistratura (a meno di essere capaci di operare una impossibile distinzione tra gli effetti pratici della restrizione domestica di massa che il Governo impone e un provvedimento giurisdizionale di “arresti domiciliari” con divieto di contatti che può essere comminato solo da un giudice). Un atteggiamento di assolutismo non illuminato sconosciuto anche nelle esperienze delle dittature militari, l’unico paragone possibile è quello con l’autocrazia zarista, residuo di un’epoca premoderna che ignorava la divisione e il bilanciamento dei poteri. Facendo un giro in internet si possono leggere le imbarazzate capriole dei giuristi postdemocratici (ad es.: “Quanto all’adottare misure restrittive delle libertà con un dpcm, ovvero un atto sostanzialmente amministrativo, che quindi sfugge al controllo preventivo del presidente della Repubblica e a quello successivo del Parlamento, desta un pò di perplessità”. Salvatori Currieri, sito Agenzia Italia, 13 marzo 2020). In sintesi: il decretare di Conte è un po’ illegittimo e incostituzionale perché proviene da un organo che non ha giuridicamente il potere di disporre arbitrariamente della nostra vita comprimendo diritti garantiti dalla Carta Fondamentale.

B) Violazione del principio di tassatività della legge penale

Nella società regolata dal diritto, nella quale ci piace pensare ancora di vivere, i comportamenti colpiti da una sanzione penale devono essere dettagliatamente individuati e chiaramente descritti, magari con un dettato normativo privo di contraddizioni. Il che non accade con il decreto Conte, che usa un linguaggio privo di tecnica giuridica e non imperativo,“Evitare…”, “ è fortemente consigliato…”;  termini evanescenti: cosa sono “i territori” in cui ogni persona è confinata? Il Comune? La (ex) Provincia, il rione, il condominio o forse la galassia? Non lo sapremo mai, e la perimetrazione geometrica pare delegata alla benevola discrezione del tizio in divisa che si rattrista se vai a fare una corsetta fuori invece di murarti in casa. Poco importa che il sito della Protezione Civile assicuri che il podismo è ammesso, naturalmente con moderazione. Non è una contraddizione, assicurano, è un consiglio. Un consiglio benevolo, in perfetto stile corleonese, forse appreso nel corso di quella trattativa Stato-Mafia che si è fantasiosamente inventato Paolo Borsellino. In realtà il testo del decreto dell’avvocato Conte, perfetta sintesi tra gesto autoritario e incapacità decisionale, non pare essere passato al vaglio correttivo neppure di un laureando in legge.

Macroscopico il divieto di assembramento, che, come è stato notato, non è corredato dall’indicazione di una qualche sanzione applicabile e quindi stigmatizza un fenomeno che non pare punibile; del resto come si potrebbe? “Assembramenti” nel linguaggio giuridico e diversamente da “riunioni”, indica “le adunate di più persone avvenute senza una preventiva decisione, tali da potersi definire accidentali”.

In sintesi: il decreto Conte è inapplicabile perché non riesce a descrivere con esattezza le condotte punibili.