Teledidattica al Politecnico di Milano: “Tutto prosegue per il meglio. Rimanete nelle vostre celle”

da Fitzcarraldo*

Tutti i giorni alle ore 21 arriva una mail dal Magnifico Rettore del Politecnico di Milano: ci aggiorna su come procedono i lavori di digitalizzazione delle lezioni, dei laboratori e di tutti i processi, senza perdere naturalmente l’occasione di elogiarsi per come sono stati bravi a far fronte a questa emergenza. Da bravi ingegneri hanno applicato il loro metodo e sono riusciti a risolvere il problema: ora tutti i corsi sono fruibili online, si può andare avanti come se nulla fosse cambiato. Mail insipide, prive di una qualsiasi analisi critica di questa fase di radicale cambiamento delle dinamiche della nostra vita, prive di inviti a riflettere e ad utilizzare questi momenti ricchi di energia per immaginare nuovi mondi: niente. Questo è ulteriore conseguenza del compito che in questo momento si prefigge un ateneo scientifico-tecnologico, vale a dire: formare degli impiegati eccellenti nei loro specifici ambiti, ma del tutto estranei alla realtà che li circonda; l’importante è che trovino soluzioni ai problemi che gli vengono posti, senza farsi troppe domande e nella maggior parte dei casi, assoldati unicamente per seguire gli interessi di altri. In altre parole formare degli strumenti che facilitino l’utilizzo della tecnica che questi sanno padroneggiare.

I rapporti giornalieri continuano ad arrivare: il mondo Politecnico sembra funzionare alla grande, almeno questo è quello che traspare da quelle asettiche mail.  Forse pensano che si possano fare analisi solo a posteriori, oppure no – in ogni caso non vorrei addentrarmi nell’analisi dei loro calcoli. Intanto le giornate degli studenti sono un susseguirsi ininterrotto di lezioni davanti ad uno schermo che li assorbe privandoli di ogni cognizione spazio-temporale. Questa è solo una delle numerose implicazioni derivanti dalla didattica digitale, le avranno prese in considerazione?

Il 22 marzo, a distanza di un mese dall’inizio dei nostri domiciliari, la solita mail sembra finalmente offrire un’analisi del mondo esterno al Politecnico. Impressione che viene subito smentita nelle righe successive. Si legge infatti :

“[…] Un punto che vorrei chiarire riguarda le residenze che rimangono aperte e disponibili per i nostri studenti. A loro però chiediamo lo sforzo di rimanere nelle proprie camere il maggior tempo possibile e evitare assembramenti negli spazi comuni e nelle cucine. Eventuali violazioni saranno sanzionate con grande severità […]” .

Ecco l’unico invito: chiudersi nelle proprie celle. Un nuovo Medioevo – tante celle, tanti monaci. E che possibilmente non capiscano quello che trascrivono. Un ulteriore danno alle condizioni già precarie, da tutti i punti di vista, in cui ci troviamo noi studenti. Ma questo non sembra essere un loro problema, sono solo degli effetti collaterali trascurabili. Ora la loro preoccupazione è continuare la produzione per soddisfare la domanda del mondo del lavoro, con offerta preferibilmente smart.

Il problema è stato risolto, l’impianto continua a funzionare e, in un modo o in un altro, si continua a sfornare capitale umano.

*Fitzcarraldo, studente universitario