Come siamo giunti fin qui? ‘Rimembrare’ al tempo del CoronaDigos

da Giacomo Confortin*

Infuriamo qui rinchiusi, come stamattina a Roma, e mandiamo alla ghigliottina nostra madre al posto del re. L’altro giorno gli uccellini cinguettavano nel giardino e il professore all’altro capo della cosa telematica cui ero collegato fa: “Chi c’ha gli uccellini?” – come Sam Gangee che a Mordor si ricorda che nella Contea c’è ancora l’erba verde.

Dobbiamo rimembrare, secondo la para-etimologia di ‘riattaccare le membra sparse’ del ricordo – come siamo giunti fin qui? E inventare, trovare nuovi affacci, da cui si vedano distintamente, fino in fondo, tutte le questioni all’ordine del giorno del presente ma anche, soprattutto, del futuro prossimo venturo. Ma solo in comune si può! Nel bellissimo passo del terzo manoscritto del ’44:

“Quando gli operai comunisti si riuniscono, essi hanno primamente come scopo la dottrina, la propaganda, ecc. Ma con ciò si appropriano insieme di un nuovo bisogno, del bisogno della società, e ciò che sembra un mezzo è diventato scopo.”

Non ricordo un momento dove riunirsi sia stato mezzo e scopo più di come lo sia ora. Ai tempi del CoronaDigos la contemplatio non è sine actione solo se pensiamo un passo avanti ai decreti e partecipiamo tutti al medesimo mondo sensibile (<https://operavivamagazine.org/il-comunismo-del-sensibile/>). Allora studiamo insieme, allo studio e alla lotta!

*studente universitario, Venezia